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Energia elettrica da gas: l’Italia campione di emissioni e bollette alte

Secondo lo studio dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA) l’Italia è il maggiore utilizzatore di gas per la produzione di elettricità, con un dato allarmante: quasi il 45% del mix energetico nazionale proviene da questa fonte fossile. Questa scelta, oltre ad alimentare la nostra dipendenza dai combustibili stranieri e ad esporci alle fluttuazioni del mercato, ha un impatto ambientale devastante e si traduce in bollette energetiche salatissime per famiglie e imprese, quasi il triplo rispetto alla media europea (report di Confindustria).

Un esempio concreto? Ad aprile 2023, le aziende italiane pagavano un prezzo medio di 86,8 euro al megawattora (MWh) per l’elettricità, contro i 62,3 euro della Germania, i 28,2 della Francia e i 13,6 della Spagna. Un divario incolmabile che pesa sui bilanci di famiglie e aziende, ostacolando la competitività del nostro sistema produttivo.

Fotovoltaico: boom del residenziale, ma i grandi impianti arrancano

Nonostante il fotovoltaico sia la fonte rinnovabile in più rapida crescita in Italia, con un aumento del 373% della potenza generata dai grandi impianti nel primo trimestre 2024, il loro sviluppo è ostacolato da un iter autorizzativo complesso e tortuoso, spesso ostacolato da sovrapposizioni normative tra nazionale e regionale. Un freno burocratico che rischia di rallentare la transizione energetica e di vanificare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra.

A ciò si aggiunge un recente decreto che limita l’installazione di impianti fotovoltaici su terreni agricoli, creando ulteriori barriere burocratiche e alimentando un acceso dibattito tra le parti in causa. Un provvedimento che, seppur animato da buone intenzioni di tutela del suolo, rischia di ostacolare la diffusione di una fonte energetica pulita e vantaggiosa per il Paese.

Inoltre, il 94% degli impianti installati in Italia sono residenziali o sotto i 20 kW. Bisogna considerare il fatto che gli impianti a terra garantiscono una maggiore efficienza energetica e il costo di un megawattora per questa tipologia di impianti costa 1/3 rispetto al residenziale.

Gli impianti fotovoltaici a terra hanno un costo per megawattora che si aggira attorno ai 60 dollari e sono, al momento, i più competitivi nel mondo delle rinnovabili:

  • Più convenienti del carbone (media 68-166 dollari al megawattora)
  • Più convenienti del nucleare (141-222 dollari)
  • Più convenienti delle centrali turbogas (115-221 dollari)
Fonte: Italia Solare, Lazard

Agricoltura vs fotovoltaico: uno scontro acceso, ma è davvero necessario?

Al centro del contendere c’è il consumo di suolo. Coldiretti, la principale associazione di categoria agricola, teme l’invasione di pannelli solari che sottraggono terreni fertili alla produzione alimentare, mettendo a rischio la sovranità alimentare italiana. Un’argomentazione valida, ma che va analizzata con attenzione.

I dati raccontano una realtà diversa: solo lo 0,1% della SAU (Superficie Agricola Utilizzabile) è occupato da impianti fotovoltaici, contro i 4,2 milioni di ettari di terreni agricoli incolti e abbandonati. Numeri che dimostrano come il fotovoltaico necessiti di una porzione minima del territorio, lasciando ampie aree per la produzione agricola.

Inoltre, l’agrivoltaico, un sistema che integra produzione di energia e coltivazioni, rappresenta un’ulteriore opportunità per coniugare le esigenze di tutela del suolo con la produzione di energia rinnovabile. Una soluzione promettente che, sebbene presenti costi elevati e una efficienza inferiore rispetto agli impianti a terra, può giocare un ruolo importante nella transizione energetica.

Obiettivo 2030: traguardo ambizioso o utopia irraggiungibile?

L’Italia si è impegnata a raddoppiare la potenza installata da fonti rinnovabili entro il 2030, un obiettivo ambizioso che appare difficile da raggiungere senza il contributo significativo dei grandi impianti a terra. La transizione energetica appare quindi incerta e costellata di ostacoli, tra cui la tutela del suolo, le lungaggini burocratiche e la mancanza di una visione strategica condivisa.

Al momento in Italia gli impianti installati macinano una potenza di 32,4 Gigawatt. Entro il 2030 dobbiamo raggiungere gli 80 Gigawatt, circa 8,3 GW all’anno.

Ma rinunciare non è un’opzione. Le conseguenze del cambiamento climatico sono già evidenti e si intensificheranno se non si inverte la rotta. L’Italia ha le potenzialità per diventare un leader nel campo delle rinnovabili, ma serve un impegno concreto da parte di tutti gli attori in gioco:

  • Governo: semplificare le procedure autorizzative, investire in ricerca e innovazione, promuovere l’agrivoltaico.
  • Imprese: investire in impianti fotovoltaici, sia a terra che sui tetti, per ridurre i costi energetici e l’impatto ambientale