loader
loader

Cosa sono gli impianti a biomassa? C’entra qualcosa il biogas?

Quando diciamo che ci occupiamo di impianti a biomassa ci troviamo spesso di fronte allo sguardo attonito del nostro interlocutore che dopo qualche indugio ci risponde: 

“Bio…che?!” 

Biomassa! 

Ma che cosa sono gli impianti a biomassa?  C’entra qualcosa il biogas? 


In questo caso no, il biogas non c’entra. Quando si parla di impianti a biomassa tipicamente si fa riferimento alla biomassa secca, ovvero principalmente legna e sottoprodotti del legno, nocciolino, sansa, etc.  

Si tratta di impianti di riscaldamento (o produzione di energia) con caldaie alimentate a biomassa appunto, che scaldano acqua per il riscaldamento.

Questo tipo di impianti può essere suddiviso in due macrocategorie:

  • la prima è costituita dagli impianti alimentati a polverino di legno, nocciolino o pellet;
  • la seconda è costituita dagli impianti alimentati a cippato di legna. Qui possiamo trovare un’utile spiegazione della differenza tra biomassa, biogas e biocarburanti.

Prima tipologia di impianti

La prima tipologia di impianti può essere adottata da chiunque, quindi anche da soggetti/imprese che non sono all’interno della filiera del legno e che non dispongono come in quel caso della materia prima autoprodotta. Ricordiamo che il nuovo decreto emesso dal MASE consente di bruciare anche il lamellare, ovvero il legno incollato, rispettando determinati parametri.. L’impianto così fatto potrà essere caricato con cadenza tipicamente mensile attraverso apposite autobotti di materiale, facilmente reperibili sul mercato. Un po’ come una volta si faceva il pieno di gasolio, ora si può caricare in automatico il magazzino di pellet o altro materiale affine.

Questa prima categoria di impianto è anche la più economica, di veloce realizzazione e di semplice gestione; il costo dell’impianto è variabile in funzione della sola potenza necessaria per l’immobile da riscaldare. Si parte dalle 50.000 € circa per impianti di importanti ville residenziali per raggiungere diverse centinaia di migliaia di euro per impianti industriali; il costo è spesso analogo a quello di altre fonti quali il metano o le pompe di calore considerando i fortissimi incentivi presenti in questi mesi per questa tecnologia, molto più generosi di quelli riservati al metano e alle pompe di calore.

Per esempio, un impianto per una piccola azienda da 500 kW termici, idonea fino a indicativamente 1.500 mq, può costare attorno alle 180.000 € chiavi in mano. Beneficiando di un incentivo in 5 anni tramite bonifico bancario sul proprio conto corrente direttamente dallo Stato per un valore di circa 130.000 €, rimane a carico del titolare dell’impianto un costo netto di circa 50.000 € complessive, sicuramente costo non superiore ad un impianto di analoga potenza alimentato a metano o altre fonti.

Quello che poi cambia negli anni sarà il costo per la conduzione dell’impianto; se infatti si ipotizza un inverno medio con una caldaia da 500 kW si arriva a consumi di metano per oltre 15.000 € annue; lo stesso impianto alimentato a pellet può invece costare all’anno circa 11.000 €.

In altre parole un impianto ben fatto a pellet, nocciolino o simili costa ogni anno il 15-20% in meno del costo del metano.  In questo articolo dell’AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali), la più importante associazione di categoria, si può trovare un approfondimento sui costi delle diverse fonti energetiche e sull’andamento del costo dell’energia primaria dal 2014 al 2019.

Seconda tipologia di impianti

La seconda categoria di impianti a biomassa include quelli a cippato di legna, ovvero legna tranciata a pezzi.

Questi impianti hanno l’unico difetto di essere costosi e più ingombranti dei precedenti; se tuttavia si ha a disposizione uno spazio tecnico congruo avremo dei risparmi sul combustibile davvero importanti raggiungendo costi annui per il riscaldamento ancora più bassi. Se si recupera lo stesso impianto con una potenza da 500 kW che portava a costi di metano attorno le 15.000 € annue, si avranno costi di cippato inferiori le 7.000 € totali.

Tutti gli impianti a biomassa dovranno essere necessariamente dotati di filtri per eliminare praticamente la totalità delle emissioni inquinanti e di polveri; ogni inverno si sente infatti parlare di superamento dei limiti del PM10 a causa delle stufe a legna e dei camini aperti, identificati a ragione come una delle principali cause dell’inquinamento. In effetti bruciare legna o altre biomasse senza i successivi filtri provoca importanti emissioni di polveri; bisognerebbe quindi evitare di usare le canoniche stufe a pellet o i camini di casa per scegliere invece moderne caldaie, che modulano il calore e bruciano correttamente il materiale, unite a successivi idonei sistemi di filtraggio dei fumi.

Se vuoi avere maggiori informazioni sulle soluzioni da noi adottate, contattaci direttamente per fissare una telefonata col nostro esperto alla nostra email commerciale@isoterma.it oppure al nostro centralino 02 80886960. 

Come si produce energia dalle biomasse

Bisogna distinguere le diverse modalità di produzione di energia in base al prodotto finale che si desidera ottenere.

Le biomasse, infatti, possono essere utilizzate non solo per produrre combustibili, ma anche composti chimici o sfruttate direttamente per la produzione di energia elettrica e termica.

Facciamo un esempio: i residui organici vegetali o animali (scarti dell’industria agricola, reflui degli animali, farine di scarto, prodotti alimentari scaduti e così via) possono essere lasciati fermentare in anaerobiosi (in assenza di ossigeno e ad una temperatura controllata), producendo così il biogas.

Dalla biomassa, inoltre, si possono ricavare carburanti biologici (come biodiesel e bioetanolo), ma anche generare direttamente energia elettrica e termica attraverso processi chimici o termici, come la combustione di biomassa legnosa in caldaie ad elevato rendimento.

Quando i combustibili vengono inseriti nel forno per essere bruciati, il calore sprigionato permette l’evaporazione dell’acqua del circuito termodinamico, dove diventa vapore e attraversa le tubazioni della caldaia.

I gas di combustione, prima di essere emessi in atmosfera passando per il camino della struttura, vengono depurati dalle particelle in sospensione che trasportano, passando attraverso un apposito filtro.

Le particelle trattenute, insieme alle ceneri della combustione, vengono trasportate in discarica.

Vantaggi della biomassa legnosa

La biomassa rappresenta una delle soluzioni alternative e innovative nell’ambito della produzione di energia: è una fonte rinnovabile, in molti casi a costo zero (perché utilizzata nello stesso luogo dove viene prodotta, o comunque a pochi km di distanza) e ad impatto ambientale nullo.

Perché ad impatto ambientale nullo? Sono materiali combustibili che hanno ricevuto solo lavorazione di tipo meccanico, derivanti da organismi che durante il loro ciclo vitale hanno prodotto una quantità di ossigeno e, contemporaneamente, assorbito una quantità di anidride carbonica tali da bilanciare le emissioni prodotte durante la loro combustione.

Inoltre da un rapporto Aiel (Associazione Italiana Energie Agroforestali) di aprile 2022 emerge con chiarezza quanto l’impatto in termini di emissioni di CO2 sia notevolmente inferiore per cippato e pellet rispetto ad altri tipi di fonti quali gasolio, gas naturale e gpl.

È infatti provato che la combustione di biomasse rilasci minori quantità di azoto, anidride carbonica e gas serra rispetto ai combustibili fossili: uno studio pubblicato dal Ministero dell’Ambiente tedesco, basato sui fattori di emissione di CO2, evidenzia come, nel passaggio dalle fossili alle fonti rinnovabili del legno, nel peggiore dei casi si risparmino circa 220 kg di CO2 per MWh termico utile.

Inoltre, è stato dimostrato che un ettaro di bosco gestito genera in 300 anni un risparmio di CO2 10 volte maggiore rispetto al risparmio conseguibile da una foresta abbandonata, in quanto il legno viene utilizzato non solo come materiale da costruzione, ma anche come biocombustibile, andando a sostituire i combustibili fossili.

Un elemento da tenere in considerazione è la gestione efficiente delle biomasse, ossia verificare che non vengano utilizzate più rapidamente rispetto ai loro tempi di crescita. Questo per poter evitare deforestazioni e sfruttamenti eccessivi dei suoli agricoli.

Oltre al fatto che si tratta di una risorsa Rinnovabile, a KM 0Carbon Neutral e che riduce la dipendenza dai combustibili fossili, la biomassa è ampiamente disponibile: i rifiuti organici sottoforma di foglie morte, erba, alberi, sottoprodotti del legno e così via, sono disponibili in abbondanza. Se non venissero riutilizzati per la produzione di energia, finirebbero in discarica, rappresentando anche un costo per l’azienda (tassa sui rifiuti, costi di smaltimento). Questo crea un circolo virtuoso di riutilizzo degli scarti.

Più la filiera è corta, maggiore è la convenienza economica ed ambientale: ad esempio, per aziende che lavorano nel settore del legno e, quindi, possono sfruttare i propri sottoprodotti di produzione, questa tipologia di impianti risulta particolarmente indicata. In alcuni casi quindi l’utilizzo di biomasse sostiene un’economia circolare: vengono valorizzati sottoprodotti e biomasse residuali, con un utilizzo dei materiali finalizzato alla riduzione dei rifiuti.

Gli impianti a biomassa hanno anche effetti positivi indiretti: per esempio, portano ad attuare una gestione forestale sostenibile e responsabile, aumentando la capacità di assorbimento “carbon sink” forestale. Allo stesso tempo, vengono presidiati i territori montani e le aree interne attraverso azioni di manutenzione e prevenzione di incendi e rischi idrogeologici.

Vengono poi consolidate le filiere locali già esistenti e ne vengono avviate di nuove, dedicate all’approvvigionamento di residui forestali e agricoli, altrimenti inutilizzati, favorendo l’innovazione in agricoltura e contrastando lo spopolamento delle zone montane e rurali.

Costi dei combustibili

Non solo nel breve, ma soprattutto nel medio e lungo termine, la convenienza economica tra l’utilizzo di combustibili fossili e della biomassa è evidente in considerazione di due trend dal segno opposto.

Il costo dei combustibili fossili è generalmente in aumento, mentre il costo della biomassa è tendenzialmente in calo. Il costo dei combustibili fossili è in aumento a causa della loro scarsità e del costo di estrazione, trasporto e trasformazione. Al contrario, la biomassa è una risorsa rinnovabile e il suo costo sta diminuendo a causa dell’aumento dell’efficienza nella produzione e nella distribuzione.

Chiedi a Isoterma!

Specializzati dal 2014 nella progettazione e realizzazione di impianti industriali a biomassa legnosa, con oltre 50 impianti installati nel nord Italia, siamo orgogliosi di aver contribuito al risparmio di oltre 1.450.000 tonnellate di CO2 e ad un beneficio economico complessivo di 24,6 miliardi di euro. 

Saremmo entusiasti di supportare la tua azienda nel processo di rinnovo degli impianti, mantenendo come obiettivo primario l’ottenimento degli incentivi attualmente disponibili. La nostra esperienza e competenza ci consentono di garantire risultati efficienti e sostenibili per il tuo business.

Clicca qui e richiedi una consulenza gratuita!