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AUTOPRODUZIONE DI ENERGIA TRAMITE LA BIOMASSA: DISTILLERIE ITALIANE

Abbiamo già affrontato il tema dell’economia circolare, della sua crescente importanza in tutti i settori industriali e di come possa dimostrarsi una leva economica non indifferente, se sfruttata in maniera efficiente.

Le aziende hanno iniziato a modificare i propri comportamenti in ottica green soprattutto nel 2022, vista la grave crisi energetica che ha colpito diversi paesi.

Tuttavia, c’è un settore che è riuscito ad integrare questi cambiamenti in anticipo rispetto al trend generale: le distillerie italiane hanno infatti imparato a valorizzare i sottoprodotti, sfruttandoli come fonti energetiche alternative. In particolare, come si evince dal report di sostenibilità di Assodistil, esse sono riuscite a sfruttare i residui solidi della produzione della distillazione, attraverso cogeneratori a biomassa. Con questo metodo, hanno potuto produrre in questi anni calore ed elettricità per autoconsumo.

Oltre a ciò, grazie a impianti di digestione anaerobica è stato possibile trattare i residui liquidi (le borlande) per produrre biogas, il quale, una volta depurato, può essere immesso in rete oppure utilizzato per la produzione di energia elettrica.

Come si legge nel report: “Per ogni materia prima lavorata, si producono dei residui che rappresentano la materia prima per il successivo ciclo produttivo, rendendo il processo di lavorazione delle distillerie a “ciclo chiusoe facendo di queste un virtuoso esempio di economia circolare.”

Il primo elemento di circolarità del settore distillatorio si può individuare nell’alto valore aggiunto che viene donato ai sottoprodotti della vinificazione, che si compongono di vinacce e fecce di vino, dando vita ad una varietà di distillati, liquori, alcol ad uso carburazione e altri prodotti collaterali della distilleria fondamentali per il settore energetico, zootecnico, farmaceutico, cosmetico, alimentare e agricolo.

Il secondo elemento riguarda invece il recupero delle vinacce esauste e delle borlande di distillazione, che trovano impiego, a seguito di successive rilavorazioni, nella produzione di fertilizzanti e di energia, di fatto rendendo il settore distillatorio un settore a produzione minima, se non nulla, di residui di produzione.

[…] Nel corso del tempo, grazie a importanti investimenti, la produzione del settore ha pressoché cessato di generare scarti e diseconomie: oggi il settore si basa su un modello produttivo che consente la trasformazione dei residui in risorse utili all’auto – sostentamento energetico o da destinare alla vendita a terzi, che impiegheranno a loro volta questi residui per la produzione di energia o fertilizzanti.”

Nel momento in cui le aziende non abbiano un impianto di cogenerazione, al fine di non sprecare le potenzialità degli scarti, li vendono a terzi, in modo che possano recuperarli per la produzione di energia.

Inoltre, alcune distillerie hanno installato un impianto fotovoltaico per l’autoproduzione di energia. Grazie a queste installazioni, la produzione di elettricità fotovoltaico a zero emissioni è cresciuta del 300% dal 2018 al 2021.

La possibilità di sfruttare i propri scarti e quindi autoprodurre energia termica ed elettrica, non solo contribuisce alla riduzione del proprio impatto ambientale, ma ha un impatto in termini economici sull’azienda: le imprese riescono ad evitare l’acquisto di fonti energetiche da terzi, da cui derivano la dipendenza energetica e costi molto elevati.