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Lunedì 10 giugno il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare lo schema del decreto legislativo che recepirà la direttiva 2022/2464/UE (Corporate Sustainability Reporting Directive o CSRD) adeguando la normativa nazionale alle nuove disposizioni europee che rafforzano ed estendono gli obblighi in materia di reporting di sostenibilità già imposti alle imprese dalla direttiva 2014/95/UE (Non Financial Reporting Directive o NFRD).

Ne abbiamo parlato in questo articolo.


Lo schema di decreto è stato ora trasmesso al Parlamento: le Commissioni riunite Giustizia e Finanze della Camera e del Senato avranno tempo fino al 20 luglio per esprimere il proprio parere sul testo e formulare eventuali osservazioni o proposte di modifica.

A quel punto il provvedimento tornerà all’esame del Consiglio dei Ministri che potrà revisionare il testo prima di approvarlo in esame definitivo. Come ultimo passaggio prima dell’entrata in vigore, il decreto dovrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

COSA PREVEDE LA DIRETTIVA CSRD?

La direttiva 2022/2464/UE, al fine di rafforzare gli obblighi di reporting non strettamente finanziario, prevede:

  • estensione degli obblighi di reporting non finanziario alle PMI (diverse dalle microimprese): mentre gli obblighi previsti dalla NFRD hanno per destinatarie solo «le imprese di grandi dimensioni che costituiscono enti di interesse pubblico e che, alla data di chiusura del bilancio, presentano un numero di dipendenti occupati in media pari a 500», gli obblighi di rendicontazione introdotti dalla CSRD gravano, oltre che su tutte le imprese di grandi dimensioni, anche sulle piccole e medie imprese (ad eccezione delle microimprese) che siano enti di interesse pubblico;
  • sostituzione della “rendicontazione non finanziaria” (avente ad oggetto «informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva in misura necessaria alla comprensione dell’andamento dell’impresa, dei suoi risultati, della sua situazione e dell’impatto della sua attività» ex art. 1, par. 1, NFRD) con la “rendicontazione di sostenibilità” (consistente in «informazioni necessarie alla comprensione dell’impatto dell’impresa sulle questioni di sostenibilità, nonché informazioni necessarie alla comprensione del modo in cui le questioni di sostenibilità influiscono sull’andamento dell’impresa, sui suoi risultati e sulla sua situazione»).

In attesa di un secondo esame da parte del Consiglio dei Ministri e della successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è importante sottolineare l’impatto che questo cambiamento avrà sulle attività aziendali: la CSRD introduce obblighi di trasparenza dettagliati per le imprese riguardanti l’impatto ambientale, il rispetto dei diritti umani e gli standard sociali, in linea con gli ambiziosi obiettivi climatici dell’Unione Europea. Le aziende saranno quindi soggette a rigorosi controlli e certificazioni indipendenti per garantire l’affidabilità dei dati forniti. La dichiarazione sulla sostenibilità diventerà un pilastro fondamentale, equiparata a quella finanziaria, offrendo agli investitori dati comparabili e affidabili.

La vera innovazione risiede nella coerenza tra informazioni finanziarie e non finanziarie. Questo permetterà alle organizzazioni di intensificare il proprio coinvolgimento, monitorare i KPI e fissare obiettivi ambiziosi per ridurre gli impatti negativi. È un passo concreto verso un futuro aziendale trasparente e allineato agli obiettivi di sviluppo sostenibile.

CSRD E VANTAGGI PER LE IMPRESE

La Corporate Sustainability Reporting Directive porterà con sé, oltre a un impegno notevolmente maggiore per le imprese, anche una serie di vantaggi, come ad esempio:

Migliore Performance Finanziaria: gli investitori mostrano sempre più fiducia nella performance a lungo termine degli investimenti ESG.

Accesso facilitato al capitale: le aziende che adottano i criteri ESG vantano costi di finanziamento inferiori e un minor costo del debito, oltre a ottenere un accesso privilegiato al mercato creditizio.

Efficientamento delle risorse e conseguente diminuzione e razionalizzazione dei costi.

Espansione dei mercati e consolidamento della propria posizione nei mercati esistenti.

Soddisfazione dei consumatori che sono diventati più attivi e consapevoli, passando da meri acquirenti a “prosumer” (producer + consumer).

Le aziende dovranno quindi essere sempre più orientate a un approccio sostenibile, trasparente e rendicontabile, per stare al passo e rispettare le normative nazionali ed europee che, in un’epoca in cui la transizione energetica è ormai diventata parte integrante delle strategie aziendali, diventano sempre più stringenti.