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CSRD: LA DIRETTIVA EUROPEA SUI BILANCI DI SOSTENIBILITA'


L'Italia recepirà la direttiva che obbliga le aziende a redigere il bilancio di sostenibilità

News

Il 16 dicembre 2022 l'UE ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale la direttiva Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che rende obbligatorio, per aziende di determinate dimensioni o quotate in Borsa, rendicontare la propria sostenibilità attraverso strumenti adeguati come il bilancio di sostenibilità.

In breve, moltissime aziende dovranno rendicontare il proprio impatto sociale e ambientale e presentare le attività volte alla riduzione di tale impatto.

L’Italia ha 18 mesi di tempo per recepirla, infatti il 4 dicembre 2023 è approdato in Assemblea il Ddl che delega il Governo al recepimento di tale direttiva.

I principali obiettivi della CSRD

Possiamo sintetizzare come segue la serie di obiettivi che si intendono perseguire tramite la direttiva:

  • migliorare i dati comunicati dalle aziende relativi all’impatto ambientale e sociale  
  • perseguire una finanza sostenibile, basata sui criteri ESG e che indirizzi gli investimenti verso attività e progetti sostenibili a lungo termine
  • operare per raggiungere la neutralità climatica (Green Deal europeo)

Significato della direttiva CSRD

La direttiva tratta il tema del bilancio di sostenibilità e implica che le aziende pubblichino informazioni precise e dettagliate relative alle questioni di sostenibilità: si vuole quindi aumentare la responsabilità di un’impresa, con standard di sostenibilità comuni e facilitando la transizione verso un’economia sostenibile. La direttiva comprende una serie di misure per responsabilizzare le aziende e migliorare il flusso di capitali verso attività sostenibili in tutta l’Unione Europea.

Questa iniziativa influenza in maniera significativa anche i mercati finanziari che, per investire il capitale privato verso un’economia che segua questa logica di economia sostenibile, devono poter accedere a informazioni affidabili e confrontabili in materia ambientale.

In concreto, cosa cambia per le aziende?

Determinate tipologie di aziende dovranno pubblicare un documento che riporti tutti i dati non finanziari che rispecchiano il suo impatto ambientale e sociale e le attività intraprese per migliorarlo.

Dovranno parlare, per esempio, di tematiche quali:

  • emissioni di gas
  • consumo di acqua
  • produzione di rifiuti

per quanto riguarda la sostenibilità ambientale.

Mentre per il tema della sostenibilità sociale, si parlerà di:

  • parità di trattamento per i dipendenti
  • condizioni di lavoro
  • rispetto dei diritti umani

Tutte le informazioni presentate nel report saranno pubbliche e accessibili, nel rispetto del principio di trasparenza, il che accentuerà la responsabilità delle aziende nel riportare dati precisi e veritieri.

Quali aziende verranno coinvolte?

La nuova direttiva CSRD vuole essere più solida ed efficace rispetto alla precedente NFRD (Non-Financial Reporting Directive) emessa nel 2014 e giudicata insufficiente.

La nuova direttiva modifica e amplia gli obblighi di rendicontazione, ma estende anche il bacino di aziende coinvolte: saranno 50.000 le aziende potenzialmente interessate, il triplo di quelle attuali.

Ma quali caratteristiche dovranno avere le nuove aziende soggette all’obbligo di rendicontazione?

Dal 2025 (anno fiscale 2024) saranno coinvolte le imprese attualmente soggette alla direttiva NFRD:

  • imprese quotate
  • banche e assicurazioni che abbiano avuto in media durante l’esercizio finanziario più di 500 dipendenti e che, alla data di chiusura del bilancio, abbiano superato almeno uno dei seguenti limiti dimensionali:

           - 20 milioni di euro di stato patrimoniale

           - 40 milioni di euro di ricavi netti

Dal 2026 (anno fiscale 2025) saranno coinvolte le grandi imprese non quotate che, alla data di chiusura dle bilancio, anche su base consolidata, abbiano superato almeno due dei seguenti criteri dimensionali:

  • Più di 250 dipendenti
  • 20 milioni di euro di stato patrimoniale
  • 40 milioni di euro di ricavi netti

Affidabilità dei dati trasmessi

I dati, basati sulla misurazione di fattori ambientali, sociali e di governance (ESG), dovranno essere riportati sulla base di standard comuni, sviluppati dall’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG). Gli standard subiranno delle revisioni triennali, in modo da mantenerli in linea con i cambiamenti del mercato.

Sarà poi compito di enti esterni e indipendenti controllare e certificare l’affidabilità e la correttezza dei dati forniti dalle aziende. Per questo sarà fondamentale rendere i bilanci pubblici e facilmente accessibili digitalmente.

I bilanci di sostenibilità avranno lo stesso valore di quelli finanziari, in quanto gli investitori dovranno poter disporre di dati comparabili e attendibili.

La nuova direttiva è parte integrante della strategia dell’UE per orientarsi verso un’economia sostenibile: gli incentivi che verranno erogati alle imprese le aiuteranno a migliorare le loro prestazioni di sostenibilità, poiché saranno ritenute direttamente responsabili del loro impatto ambientale e sociale.

La direttiva contro il Green Hushing

Abbiamo trattato in questo articolo il tema del Green Hushing, ossia una pratica che porta a non comunicare o comunicare solo parzialmente le proprie iniziative e i propri obiettivi in materia di sostenibilità ambientale. I motivi che spingono le aziende a fare Green Hushing sono, di solito:

  • la paura di essere accusate di Greenwashing
  • l’incertezza sull’efficacia e sulla misurabilità delle proprie politiche ambientali
  • la scarsa consapevolezza o importanza attribuita al tema della sostenibilità
  • la volontà di mantenere un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti, senza dover rivelare le proprie strategie e i propri risultati

L’obbligo imposto dalla direttiva porterà le aziende a dover rendicontare il proprio impatto sociale e ambientale e quindi uscire dalla dinamica del Green Hushing, rendendo chiare, trasparenti e pubbliche tutte le informazioni rilevanti nell'ambito della sostenibilità.